Image

Quando sento il desiderio di scrivere, lo devo fare immediatamente. Che sennò poi “me ne pento”, come direbbe Padre Maronno. Sarebbe già tanto se riuscissi ad aggiornare regolarmente questo blog, che da un anno ci provo, senza avere mai nulla di interessante da dire. E perché d’altronde appesantire il web di ancora un altro contenitore di inutili articoli, solo per alleggerire la mia coscienza di scrittore in erba?

A proposito di questo modo di dire, io per anni ho pensato che l’aggettivo fosse proprio “inerba”, sinonimo di inesperto, naif. Uno che poi con l’esercizio e la pratica sarebbe diventato… “erba”. Allo stesso modo fino ad una certa età, ho creduto che dopo il quindici venisse il “diciassei”. Poi un giorno giocando a nascondino qualcuno mi sentì contare e mi urlò che si diceva sedici. Io protestai che avevo sempre detto così e nessuno mi aveva mai ripreso. Col passare del tempo però mi resi conto che no, “diciassei” non andava bene e faceva solo ridere. Ma allora io come avevo fatto ad andare avanti diciassei anni della mia vita usandolo? Forse proprio per queste ed altre sbadataggini ad un certo punto gli amici cominciarono a chiamarmi Babbano (nella forma abbreviata Babbans): nel gergo potteriano si tratta di una persona che non ha poteri magici, ma il termine rimanda anche ad una persona sbadata, un babbeo. Sta di fatto che una volta affibbiato, questo soprannome non me lo sono più tolto.

E che c’entra questo con il blog? C’entra che mi sono reso conto che il mio modus vivendi* altro non fa che confermare questo soprannome. E’ nella mia natura di babbano ritrovarmi per caso o forzatamente a rendermi conto di alcune ovvietà solamente dopo molto tempo rispetto agli altri. Non credo sia per forza un difetto. Mi capita e basta. E quando arrivo ad avere una certa illuminazione, la mia vita si sconvolge, piroetta su se stessa, fa un salto in avanti e io inizio a raccontare a tutti a perdifiato della novità che ho appena scoperto. E immancabilmente tutti rispondono con un: “ma non lo sapevi? E’ roba vecchia.”

Ma come? E io dov’ero quando tutti ne parlavano?

Prendiamo le serie televisive. Quando queste fanno successo e sono sulla bocca di tutti, io le evito. Magari mi si chiede se io conosca tale serie, se abbia visto che ne so, Brothers and SistersLost, Queer as Folk… macché. Io dico no e vado avanti per la mia strada. Che ho ben altro di cui preoccuparmi, devo capire che fare nella vita. Poi dopo anni il destino, che non ha scordato il mio disinteresse, torna grazie a qualche astuto stratagemma a ripropormi la cosa. Però fa si che ci arrivi io, per vie traverse, così da farmi credere che sia io ad averla scoperta. E così ne guardo un paio di puntate ed è amore a prima vista! Divento dipendente, inizio a saltare i pasti, anzi risparmio e mi compero il mega cofanetto a 40 dischi con gli speciali e gli autografi dei protagonisti, magari ancora prima di aver finito la prima stagione. Non me ne importa, sento già che la serie cambierà la mia vita. Ho scoperto quest’opera d’arte e ne celebro la genialità. E poi inizio a farne pubblicità tra gli amici e i parenti, qualcuno finge sorpresa, altri (i meno) non ne hanno mai sentito parlare e quasi quasi si lasciano convincere dal mio entusiasmo. I più mi rispondono: “Ma come non la conoscevi? E’ roba vecchia!” e certi amici aggiungono: “Sei proprio un babbano.”

IMG_20120724_231815

Un babbano che quattro anni fa è approdato “grazie” ad una borsa di studio di 200 Euro scarsi al mese, in una città fino a prima sconosciuta chiamata Berlino. Da allora non è passato giorno senza che succedesse qualcosa di nuovo o inaspettato, nel bene o nel male. E ancora, dopo quattro anni, ogni giorno mi capita di vivere avventure che meritano davvero di essere raccontate: dagli inquietanti incontri sulla metro, alla travagliata convivenza col coinquilino o dalle battaglie con la cassiera arpia del supermercato, alle scene di ordinaria follia nella vita d’ufficio.

Insomma, dato che arrivo in ritardo su tutto, mi pare giunto il momento di rendere finalmente giustizia alle avventure che mi capitano, raccontandole su queste pagine dal mio punto di vista babbano. Il tempo è poco ma la buona volontà non manca. Sarà più che altro un esercizio di scrittura e introspezione,  senza pretese di perfezione. Semplici racconti, per intrattenere chi li legge e per allenarmi a diventare… erba.

Andrea

*il latinismo, che io raramente uso, è dedicato a mia cugina che adora questo modo di esprimersi.

Advertisements

2 thoughts on “Le avventure di un Babbano a Berlino

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s