set_sbahn

STOP! – urla la cameraman all’improvviso – Chi diavolo aveva il cellulare acceso??

Che cosa intendi?? – risponde la direttrice di produzione stringendo la cartellina al petto.

Intendo che ho sentito un’interferenza e chiaramente proveniva da un cellulare!

Sul set tutti si guardano con aria innocente, consapevoli che l’espressione sbagliata li incastrerebbe. Io sono seduto per terra, a poca distanza dalla cameraman, e cerco con movimenti impercettibili di nascondermi sotto il sedere il cellulare che fino a pochi secondi prima avevo in mano.

***

Tra le mille avventure berlinesi di Babbans non poteva mancare un’esperienza cinematografica. La settimana scorsa ho lavorato infatti come assistente sul set di due cortometraggi realizzati dagli studenti della dffb, l’Accademia Tedesca del Cinema e della Televisione. E’ bastato rispondere ad un annuncio su un sito internet ed eccomi catapultato, dopo un breve colloquio conoscitivo, in un mondo a me totalmente nuovo nel quale sono atterrato… totalmente impreparato. La posizione era quella del set-runner, ovvero colui il quale, dal gradino più basso della gerarchia cinematografica, si mette a disposizione di qualunque richiesta proveniente dai membri della crew. Le mansioni vanno dal portare il caffè, transennare un tratto di strada o tenere il set pulito, al montare una lampada, tenere il microfono o addirittura fare il CIAK.

Ah dimenticavo, come nel mio caso, può essere richiesta la patente di guida. In effetti soprattutto i primi giorni ho

  • guidato il furgoncino arancione della scuola
  • caricato attrezzi, crew e attori sul furgoncino
  • scaricato attrezzi, crew e attori dal furgoncino
  • sorvegliato il furgoncino
  • ri-guidato ogni sera il furgoncino al labirinto … pardon, parcheggio sotterraneo della scuola, in centro a Potsdamer Platz (dove ho lasciato una parte di fiancata, ma questa è un’altra storia).

Tutto questo sempre di corsa, in orari di punta sulle strade Berlinesi in perenne ri-costruzione e afflitto da costante “ansia da ciclista”: perché LORO sbucano ovunque e se ti scordi di guardare otto volte nel retrovisore quando svolti a destra, rischi ad ogni incrocio di ritrovarti qualcuno spiaccicato sul fianco del furgoncino.

furgoncino_arancio

Ma passiamo al lavoro sul set, quello entusiasmante, quello che in 12 ore di presenza… 11 le fai di attesa. Eh sì, perché tra monta e smonta, prova e riprova – aspetta non si può registrare perché passa l’aereo, OK vai si filma! – no anzi arriva il treno e via così, il comune denominatore alle giornate di ripresa è l’attesa. Tant’è che un bel giorno, per ingraziarmi i colleghi e magari salire un mezzo scalino nella gerarchia, mi sono deciso a fare del tè caldo per tutti – bevanda consona alle rigide temperature estive berlinesi. In una pentola trovata per caso nel cucinino della location ho scaldato dell’acqua e buttato tre bustine di tè verde trovate su una mensola. Penso sia stato il tè più schifoso mai fatto in vita mia. Sapeva di detersivo. Forse era scaduto dall’epoca di Federico il Grande. Tutti fingevano di apprezzarlo ma li vedevo scappare in giardino a fingere di fumare sigarette, lasciando sbadatamente cadere il mio tè. Ho passato il resto del pomeriggio temendo che venisse a tutti un attacco di gastroenterite. Per il resto devo dire che mi sono trovato molto bene con tutti, a parte con l’attore protagonista, un ventitreenne in simbiosi col suo smartphone, che se la tirava troppo. Un giorno mentre lo scarrozzavo da una location all’altra è arrivato a criticare la mia guida esordendo con un:

Andrea, ma da quanto hai la patente?

Da circa dieci anni – ho risposto io, sentendomi improvvisamente un pezzo d’antiquariato.

Oh, hehe. Avrei detto da molto meno… hehe… –

Hehe un cazzo. Solo perché mi s’è spento un paio di volte il furgoncino al semaforo, ho sbagliato qualche volta strada e una sera ho lasciato un po’ di fiancata sui piloni del garage-labirinto, non mi pare sia il caso di sfottere. E sappi che ho guidato solo due volte a Berlino, di cui questa è la seconda. (La prima ho guidato un maxi furgone per traslochi e quasi m’infilavo nella Sprea.)

Il giorno dopo mi hanno mandato su un albero a raccogliere le ciliegie.

A proposito, vale la pena fare un esperienza sul set anche solo per approfittare del catering. Se c’è una cosa che ho fatto in questi giorni oltre all’aspettare è mangiare. Si partiva appena arrivati col caffè e i panini, per passare a frutta e dolcetti nell’attesa del pranzo. Durante la pausa, amici o parenti della regista portavano ogni ben di dio, ci si abbuffava e poi via con le riprese, sempre accompagnati da torte e bevande di ogni genere. Certe sere non ce la facevo più, non dalla stanchezza ma dalla pienezza.

**burp**

happy_salami

Insomma, nonostante le molte ore e le attese, lavorare sul set è stato affascinante. Mi piace quella tensione che precede la ripresa, quando dopo ore passate a sistemare luci , la camera e quant’altro, gli attori sono pronti, tutti si preparano nella loro posizione e col CIAK inizia la ripresa. Magari dura 30 secondi, ma tutto deve andare alla perfezione.

La cosa fondamentale, al giorno d’oggi, è spegnere il cellulare. E magari non schiacciarsi il dito facendo il CIAK, come è capitato a me la prima volta.

Andrea

***

NOTA: alcuni dei passaggi sono naturalmente esagerati. Dal primo all’ultimo giorno ho lavorato con persone professionali e non sono assolutamente stato sfruttato come succede spesso a chi parte da zero. Tutti hanno contribuito ad insegnarmi il più possibile e ringrazio per questo gli studenti e insegnati della dffb che hanno sopportato le mie babbanate.

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